approfondimento 22 07

Secondo appuntamento con la nostra rubrica di approfondimento, nella quale prenderemo in esame uno spot giocato da “Spera91” in queste Series Online, facendolo analizzare di volta in volta da uno dei coach della ITZ Academy oppure, come accaduto ieri, dallo stesso Simone.

Quest’oggi l’analisi del colpo porterà la firma di Alessandro “Cagemc” Romeo, il master ICM della scuola nonché ideatore dell’ULTIMATE ICM COURSE disponibile online nelle prossime settimane.

Se vi siete persi lo streaming di lunedì scorso potete sempre rimediare cliccando QUI, se invece siete stati attenti avrete sicuramente notato il 6° posto conquistato al Daily 250 su Bet King, che ha visto “Spera91” cedere il passo al noto streamer Hristivoje Pavlovic, in arte “All-in Pav”.

HAND REVIEW

Daily 250 – Bet King – Single Day

  • PREFLOP: Tavolo 6-handed, “ALLEN PAVE” (questo il suo nick sulla room), apre 2.2 big blind (stack di partenza 26.6 BB) in posizione di Hi-Jack, “Spera91” spilla Q♦ K♥ da Small e con 23 big blind di stack decide di andare all-in. Passano il Big Blind e chiama “ALLEN PAVE” con A♠ K♠.
  • BOARD: 4♣ 9♦ 4♠ 10♠ 2♦ – “ALLEN PAVE” raddoppia e Simone chiude in sesta posizione per 2.720$ di premio.

mano sp 1

L’ANALISI DI ALESSANDRO ROMEO

Ci troviamo ad un final table e in questo frangente le considerazioni da fare riguardano l’ICM (Independent Chip Model).

Cominciamo dall’esaminare gli stack in gioco: abbiamo uno short stack, 3 stack intermedi (tra cui il nostro) e due big stack.

Premesso che con una mano come Q♦ K♥ l’EV di qualsiasi scelta (sia essa un fold, un call, o un raise) è abbastanza simile, cerchiamo di capire quali scenari ci troveremmo davanti andando all-in come ha fatto Simone.

  • Oppo folda – rimaniamo con stack intermedio e il vantaggio che accumuliamo non sposta gli equilibri dato che c’è poca differenza nell’avere 23 o 26 BB.
  • Oppo chiama e noi vinciamo – Ci metteremmo sicuramente in un’ottima situazione per ambire ai premi più alti ma saremmo chipleader assieme ad altri due giocatori. Il che significa che con il nostro stack non potremmo mettere pressione distruggendo il tavolo come se fossimo massive chipleader in solitaria. Di conseguenza, sebbene il nostro stack sia raddoppiato il vantaggio che ne consegue non è così determinante come si potrebbe immaginare.
  • Oppo chiama e noi perdiamo – in questo caso faremmo un disastro in termini di ICM, visto che uno stack intermedio come il nostro ha un avuto un certo valore in termini monetari.

Ne consegue che, mettendo queste tre opzioni sulla bilancia, vi sono più svantaggi che vantaggi nell’andare all-in, in quanto i benefici che traiamo nel vincere la mano (sia in caso di call che di fold) sono inferiori ai rischi/svantaggi che corriamo nel caso perdessimo il colpo.

Qual è la scelta migliore in questo caso considerando l’ICM?

“ALLEN PAVE” sta aprendo con middle stack vs il chipleader (a sinistra), il che potrebbe farci pensare che lo stia facendo con un range ancora più tight dell’ottimale (circa 17%). Se così fosse e se avesse deciso di restringere il range di open al 13% ad esempio, il nostro all-in sarà negativo perché verremmo chiamati un numero di volte più alto rispetto al normale.

In questa dinamica quindi, la best option è una 3-bet/fold di circa 7BB. Il nostro value range è composto principalmente da K-K e A-A, di conseguenza “ALLEN PAVE” difficilmente ci tirerà le chips in testa con un range troppo loose, visto che quando andremo a chiamare gireremo proprio una di quelle due mani. Per questa ragione inserire le combo di K-Q nel range di 3-bet in bluff, anche per una questione di blocker, si rivela la mossa più azzeccata.

Per quale motivo? Nelle situazioni di ICM ci saranno pochi flat e la maggior parte delle mani si giocherà preflop, da qui la grande importanza dei blocker. Nello specifico avere K-Q ci consente di blockerare una percentuale enorme delle mani forti con cui il nostro avversario aprirà, che comprendono appunto K-K, Q-Q, A-K e più raramente A-Q.

Se invece facessimo soltanto call ci troveremmo a giocare postflop con un Oppo che ci copre in termini di stack e avremmo problemi anche nel caso in cui hittassimo un pezzo del board (ad esempio tutti i board K-x-x o Q-x-x hittano tanto il range di open di “ALLEN PAVE” e su bet-bet-bet non ci sentiremmo mai troppo sicuri della nostra mano, salvo nei casi in cui chiudiamo un punto molto forte).

Ogni errore commesso ad un final table è molto più costoso rispetto a qualsiasi altro commesso in altre fasi del torneo. Chi ha una preparazione migliore degli avversari in queste situazioni manterrà un ROI più alto rispetto a quelli che si concentrano maggiormente su altri aspetti, magari inerenti al postflop, che spostano meno rispetto a un call o un fold come nella situazione che abbiamo appena analizzato.

Se volete approfondire il discorso sull’ICM e sulle situazioni del tavolo finale, nelle prossime settimane sarà disponibile il corso curato personalmente da me, ULTIMATE ICM COURSE, a questo link. Vi aspetto numerosi!

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